Se fai quello che hai sempre fatto otterrai quello che hai sempre ottenuto

Anthony Robbins

Psicoterapia breve strategica

E’ opinione diffusa che per risolvere problemi complessi, sofferti, che persistono da tanto tempo, sia necessario affrontare un percorso psicoterapeutico altrettanto lungo e quindi costoso in termini economici, con tutta la sofferenza che comporta il cambiamento.
E’ altresì diffusa la convinzione che la psicoterapia consista nel ripercorrere il passato alla ricerca delle cause che hanno originato il problema presente, nel mettersi a nudo e confessare a un estraneo i propri desideri più intimi e nascosti attraverso la riesumazione di dettagli di un’infanzia di cui non si ricorda più nulla.
E’ chiaro che di fronte a queste aspettative la maggior parte delle persone preferiscano non ricorrere all’aiuto di uno specialista e tentare delle soluzioni logiche, razionali, dettate dal buon senso che però purtroppo nella maggior parte dei casi non funzionano e aggravano la situazione.
Nella scelta di un modello psicoterapeutico è importante valutare non solo se è efficace nel risolvere i problemi, cosa fondamentale, ma anche in quanto tempo riesce a risolverli (criterio dell’efficienza). I cambiamenti ottenuti in archi temporali lunghi potrebbero essere attribuiti infatti all’effetto esercitato del tempo e dalle esperienze della vita piuttosto che al lavoro terapeutico svolto.
Caratteristica principale del modello breve strategico è quindi la breve durata: l’obiettivo è quello di sbloccare il problema nel minor tempo possibile. Non ci si concentra quindi sulle cause che lo hanno generato, sulle quali non sarebbe possibile intervenire dato che il passato non si può cambiare, ma piuttosto sulle tentate soluzioni cioè su quello che le persone cercano di fare per cambiare la situazione in cui si trovano. Tali azioni, dettate dal buon senso e dalla logica razionale che magari hanno funzionato in passato per problemi simili, risultano inefficaci per il problema in questione ma le persone non dubitando della loro efficacia, piuttosto della propria capacità di applicarle correttamente, continuano tenacemente a metterle in atto. Ciò genera un circolo vizioso che determina l’utilizzo della tentata soluzione più di prima (non sono in grado di fare quello che facevo prima, devo insistere) che contribuisce ad alimentare e mantenere il disagio in essere.
Altra caratteristica fondamentale del modello è

l’efficacia terapeutica sui problemi trattati che è pari all’86% con una media di 7 sedute senza l’utilizzo dei farmaci.

Più specificamente:

  • Disturbi fobici e ansiosi (efficace nel 95% dei casi)
  • Disturbi ossessivi e ossessivo-compulsivi (89% dei casi)
  • Disordini alimentari (83% dei casi)
  • Disfunzioni sessuali (91% dei casi)
  • Disturbi dell’umore (82% dei casi)
  • Disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza (82% dei casi)
  • Disturbi legati alla dipendenza da internet (80% dei casi)
  • Presunte psicosi, disturbo borderline e di personalità (77% dei casi)
Come funziona:
Fatta eccezione per alcune problematiche specifiche (disturbi del comportamento alimentare, dipendenze) le sedute vengono effettuate con cadenza quindicinale.
Il percorso si struttura nelle seguenti fasi:

  • viene esaminata la struttura del problema e definito l’obiettivo terapeutico da raggiungere. Vengono individuate anche le tentate soluzioni che lo mantengono.

    Definizione del problema

  • dopo che il problema è stato definito viene individuata un’opportuna strategia che si traduce in prescrizioni comportamentali e raffinati stratagemmi tesi a modificare il circolo vizioso tra percezioni rigide e comportamenti disfunzionali.

    Sblocco della situazione problematica

  • lo sblocco di una situazione difficile non è sufficiente a costruire un nuovo apprendimento funzionale. E’ necessario sostenere la persona nel percorso di acquisizione delle nuove reazioni conseguenti alla modifica delle percezioni. Senza questo processo importantissimo, il rischio è che i vecchi copioni vengano rimessi in atto di fronte alle prime difficoltà.

    Fase di consolidamento

  • si attribuiscono alla persona, alla coppia o alla famiglia la responsabilità e il merito dei risultati ottenuti grazie all’impegno profuso. Ciò permette di non creare forme di dipendenza dal terapeuta che rimane comunque un valido punto di riferimento per ogni eventuale difficoltà.

    Fine del percorso psicoterapeutico

Raggiunto lo sblocco del problema segue una fase di consolidamento in cui le sedute sono più distanziate nel tempo. Ciò consente alla persona di sperimentare i cambiamenti introdotti senza instaurare un rapporto di dipendenza dal terapeuta. Al termine del percorso vengono effettuati tre incontri di follow up a distanza di 3, 6 e 12 mesi.