Psicotrappole e autoinganni: le “soluzioni” create dalla mente per difendersi dal dolore e dalla frustrazione.
Psicotrappole e autoinganni: le “soluzioni” create dalla mente per difendersi dal dolore e dalla frustrazione.

La propensione dell’uomo a ingannare se stesso è immensamente superiore alla sua capacità di ingannare il prossimo
Gandhi

Mettere in atto dei cambiamenti utili a migliorare certi aspetti della nostra vita  non è sempre facile, anzi il più delle volte gli individui, come tutti i sistemi viventi, resistono proprio ai cambiamenti dato che un equilibrio, per quanto disfunzionale, è pur sempre un equilibrio che consente un adattamento da cui derivano delle certezze.
Ma quali sono i meccanismi attraverso i quali cerchiamo di mantenere lo status quo cercando di evitare il dolore e la frustrazione? Si tratta delle psicotrappole e degli autoinganni. Le prime sono rappresentate da particolari tipologie di soluzioni inefficaci che applichiamo ai problemi perché rappresentano delle valide scorciatoie per cercare di risolverli, le seconde sono credenze che la nostra mente costruisce in modo inconsapevole per evitare di soffrire nelle situazioni dolorose.
Vediamone alcuni fra i più comuni e frequenti descritti da Giorgio Nardone:

Rinunciare: quando l’obiettivo che si intenderebbe raggiungere è troppo faticoso e implica la sopportazione di varie forme di frustrazione la persona può essere indotta a rinunciare per non doversi mettere alla prova e rischiare il fallimento. La rinuncia sancisce in modo netto l’incapacità di raggiungere quell’obiettivo ed è deleteria per l’autostima che non è affatto un dono di cui siamo dotati fin dalla nascita ma un bagaglio che si costruisce superando ostacoli ed affrontando difficoltà.

Rimandare: anche questa psicotrappola si applica alle situazioni che temiamo e che implicano sforzi da fare per raggiungere un obiettivo ed è ancora più sottile perché crea l’illusione di essere capaci di fare senza però mettersi alla prova. Tipico è il caso di quei giovani che rimandano la data in cui sosterranno gli esami universitari anche per anni giungendo a un certo punto a sentirsi troppo avanti con l’età e a rinunciare definitivamente.

Pensare positivo: si sente spesso dire che se vogliamo che la nostra vita funzioni per il giusto verso occorra sforzarsi di pensare positivo come se con la forza di volontà si potesse ottenere qualsiasi risultato. Se questo può valere in parte per le performance non è altrettanto applicabile ai pensieri e agli stati d’animo: se sono triste e cerco di rallegrarmi pensando positivo finisco paradossalmente per rattristarmi ancora di più, se ho paura e mi sforzo di farmela passare non otterrò certamente il risultato sperato. Gli autoinganni, come ho premesso, sono efficaci solo se la nostra mente li mette in atto inconsapevolmente. Cercare di autoingannarci volontariamente soprattutto se viene fatto su emozioni quali paura rabbia e dolore produce un effetto paradossale aumentandole anziché ridurle.

Svalutare: come nella celeberrima fiaba di Esopo in cui la volpe che non riesce a prendere l’uva maschera la sua incapacità svalutandola come acerba, così frequentemente accade che quando non si riesce ad ottenere ciò che si vorrebbe, l’oggetto vine svalutato con l’obiettivo di nascondere a se stessi e agli altri la propria incapacità. Ne sono esempi tutte quelle situazioni in cui, quando un uomo o una donna si rivelano di difficile conquista, vengono considerati come non meritevoli dell’amore di chi in realtà non è in grado di sedurli, oppure tutti quei casi in cui un progetto difficile viene liquidato come non redditizio per celare l’incapacità di portarlo a termine. La svalutazione è un autoinganno pericoloso perché sposta la responsabilità del fallimento dall’autore dell’impresa al suo oggetto impedendo percorsi di crescita e miglioramento personale.

Autoinganni in amore: è questo un terreno molto fertile per la costruzione di autoinganni utili a evitare le sofferenze. Molto noto è il caso della persona tradita che disattende segnali evidenti del tradimento dell’amato/a perché ciò comporterebbero molto dolore, oppure della persona abbandonata che diventa o continua a essere gelosa dell’altro/a anche se il rapporto è terminato per non affrontare il doloroso percorso del soffrire per smettere di soffrire.

Quelli sopra descritti sono solo alcuni degli autoinganni e delle psicotrappole che più comunemente riscontro nei meccanismi che determinano la persistenza dei problemi delle persone che chiedono il mio aiuto. La psicoterapia breve strategica si avvale di raffinati stratagemmi che servono a provocare esperienze emozionali correttive, esperienze cioè che fanno sentire in modo differente piuttosto che capire, capaci di dare l’avvio a percorsi terapeutici virtuosi che scardinano comportamenti disfunzionali reiterati alla base delle umane sofferenze.

Bibliografia:
Nardone, G., (2013) Psicotrappole, Ponte alle Grazie, Milano.
Nardone, G., (2019), Emozioni Istruzioni per l’uso, Ponte alle Grazie, Milano.

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