Emozioni: come gestirle per non esserne gestiti
Emozioni: come gestirle per non esserne gestiti

Innanzi tutto, l’emozione! Soltanto dopo la comprensione!
Paul Gauguin

Capita spesso si sentirsi in balìa delle proprie emozioni: paure invalidanti che impediscono di vivere una vita serena, dolori profondi che annientano, rabbia accecante che non permette di lavorare, di pensare, di dormire o piaceri travolgente a cui non si sa resistere. In tutti questi casi e in molti altri, è opinione comune che le emozioni possano essere controllate riducendo i loro eccessi tramite il buon senso e la razionalità. Ma è davvero così che si gestiscono le emozioni? O è forse questa la strada che può portare a sperimentare insuccesso e frustrazione?

Prendiamo per esempio la paura: di fronte a qualcosa che ci spaventa e che non riusciamo ad affrontare, proviamo spesso a usare argomentazioni logiche con lo scopo rassicurarci dimostrando a noi stessi che non c’è nulla da temere. Questa operazione però produce, di fatto, una doppia frustrazione: la paura non passa e ci sentiamo ancora più inadeguati dato che siamo spaventati da un qualcosa che secondo la logica non avremmo dovuto temere. L’ostacolo non viene superato, ciò che viene percepito come pericoloso continua ad essere evitato, l’evitamento conferma che ciò cui sfuggiamo è davvero pericoloso in un crescendo di ansia e paura.
Se provassimo, contrariamente a come la logica ordinaria ci suggerisce, ad “evitare di evitare” affrontando in modo graduale ciò che spaventa, potremmo trasformare la paura in coraggio. Inoltre, portare volontariamente all’eccesso le sensazioni che la paura ci fa provare, piuttosto che cercale di ridurle, permette di saturare la paura nel suo stesso eccesso.

Anche la rabbia che si manifesta ogni volta che qualcosa o qualcuno ci impediscono a realizzare ciò di cui abbiamo bisogno o che non riusciamo a comunicare ciò che vorremmo, è considerata un difetto del quale non andare fieri. Ciò di cui dobbiamo renderci conto è che non possiamo evitare di provare rabbia e che il tentativo di controllarla e di ridurla ha solo l’effetto di farla aumentare di intensità logorando fortemente colui che la prova.
Quando proviamo una fortissima rabbia verso qualcuno o verso noi stessi, il modo migliore per canalizzarla senza esprimere il suo potenziale distruttivo è scrivere le cosiddette lettere di rabbia in cui possiamo lasciarci andare nello sfogo di quanto più distruttivo e intenso proviamo. In questo modo si eviterà di arrecare alcun danno dal momento che le lettere mai dovranno essere consegnate al destinatario ma distrutte dopo essere state scritte.

Ma l’emozione più temuta è il dolore. Nel tempo si è cercato di esorcizzarlo, quasi di farlo scomparire attraverso la diffusione di un mantra per cui la vita è una sola e quindi “bisogna essere felici per forza”. A dispetto di ogni forzatura nella direzione della felicità, lutti, abbandoni amorosi, eventi traumatici e altre fonti di dolore fanno parte della vita. Cercare di non pensarci, di non viverli, di anestetizzarli per mezzo di pillole miracolose trasformerà il dolore in una lenta, lunga agonia.
Concedersi il dolore per poterlo attraversare dandosi un appuntamento quotidiano con esso per viverlo pienamente piuttosto che scansarlo, rappresenta l’unico modo per uscirne rafforzati. Con le parole di Emile Cioran:

Il coraggio che manca ai più è il coraggio di soffrire per cessare di soffrire

Anche il piacere, nonostante il suo carattere seducente, non è esente da tentativi di controllo. Anzi potremmo proprio dire che del piacere si ha paura per il rischio di venirne travolti. Proprio per questo Sant’Agostino diceva che

è più facile l’astinenza della moderazione

Concedersi il piacere in spazi e tempi dedicati ad esso rappresenta una modalità attraverso la quale possiamo regalarci piccole perdite di controllo che servono a mantenere il controllo. Questo è il motivo per cui per esempio nelle diete è previsto un pasto libero settimanale.
Negare il piacere come emozione fondamentale o cercare di controllarlo come se non ci dovesse appartenere, può portare alla comparsa di comportamenti rigidi accompagnati a sintomi di vario tipo che sono spesso oggetto del lavoro psicoterapeutico.

BIBLIOGRAFIA:
Nardone, G., (2019), Emozioni, istruzioni per l’uso, Ponte alle Grazie, Milano.
Nardone, G., (2014), Paura, panico, fobie, Tea, Milano.
Cagnoni, F., Milanese, R., (2009), Cambiare il passato, Ponte alle Grazie, Milano.

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